2. Condizioni settoriali – il settore metalmeccanico in Italia
Le transizioni digitale e verde stanno ridefinendo il settore metalmeccanico europeo con uno slancio senza precedenti. In Italia, come nei paesi partner del progetto ICCM-MET, i comparti della metallurgia, della siderurgia e della lavorazione dei metalli si trovano di fronte alla necessità di modernizzare le infrastrutture, adeguare la produzione agli obiettivi climatici UE e implementare tecnologie digitali che stanno cambiando la natura del lavoro e le competenze richieste.
| Il settore metalmeccanico e siderurgico italiano in cifre (Fonti: Federacciai 2024, FIM-CISL 2024, ISTAT) L’Italia è il secondo produttore siderurgico in Europa dopo la Germania Produzione di acciaio 2024: 20 milioni di tonnellate (dato più basso degli ultimi 15 anni, -5% sul 2023) Il 90% dell’acciaio italiano è prodotto da forni elettrici ad arco (EAF) alimentati da rottame ferroso (Federacciai 2024) L’Italia detiene la più bassa intensità emissiva di CO₂ per tonnellata di acciaio nell’intera UE La siderurgia italiana ha ridotto le emissioni di CO₂ del 66% dal 1990 a oggi (Federacciai 2024) Il settore metalmeccanico nel suo complesso occupa circa 1,8 milioni di lavoratori in Italia (ISTAT) Nel 1° semestre 2024: 103.451 lavoratori metalmeccanici coinvolti in crisi legate alla transizione (+18.634 rispetto al semestre precedente) (FIM-CISL 2024) |
Il campione di ricerca ICCM-MET Italia (Fonte: Rapporto nazionale, F. Vergovich)
Lavoratori coinvolti nel questionario: 100 (su 150 contattati)
Età media degli intervistati: 45 anni
Composizione di genere: 67,7% uomini, 25,8% donne, 6,5% non specificato
Anzianità lavorativa: il 59,4% ha oltre 21 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro
Dimensione aziendale: il 60% lavora in imprese con più di 250 dipendenti
Appartenenza sindacale: 68,8% iscritti a un sindacato
Sindacato di riferimento: Fismic Confsal
Aziende rappresentate: Fismic Confsal, AST Terni, Stellantis, Sevel, Kuehne Nagel, Smart Paper
Le aziende di grandi dimensioni, specialmente quelle rientranti nel sistema EU ETS, avvertono in modo particolarmente forte la pressione dei costi legati alle emissioni di CO₂. L’Italia parte tuttavia da una posizione di vantaggio strutturale nel panorama europeo: nel 2024 il 90% dell’acciaio nazionale è stato prodotto tramite forni elettrici ad arco (EAF) alimentati da rottame ferroso, un modello unico in Europa. Grazie a questo primato tecnologico, la siderurgia italiana ha ridotto le proprie emissioni di CO₂ del 66% dal 1990 a oggi e detiene la più bassa intensità emissiva per tonnellata di acciaio nell’intera Unione Europea (Federacciai, 2024). Allo stesso tempo, il settore segnala ostacoli significativi: i costi energetici elevati, la disponibilità e il prezzo del rottame ferroso e la necessità di modernizzare ulteriormente gli impianti.
Sul fronte occupazionale, il quadro è in tensione. Il settore metalmeccanico italiano nel suo complesso occupa circa 1,8 milioni di lavoratori (ISTAT). Nel primo semestre 2024, secondo i dati FIM-CISL, i lavoratori metalmeccanici coinvolti in crisi aziendali legate alla transizione sono saliti a 103.451, con un aumento di oltre 18.000 unità rispetto al semestre precedente. I settori più colpiti sono automotive, elettrodomestico, siderurgia e termomeccanica. Questo dato rende ancora più urgente la necessità di accompagnare la transizione con politiche attive di formazione e dialogo sociale.
1. Percezione della transizione gemellare tra i lavoratori italiani
La ricerca ICCM-MET rivela una presenza disomogenea di attenzione alla doppia transizione tra le imprese italiane. Alcune mostrano una spiccata attenzione alla sostenibilità ambientale, con programmi di riduzione del consumo idrico, riciclo dei materiali e green facility management. Altre si focalizzano maggiormente sull’adozione di strumenti digitali come la robotica collaborativa, la manutenzione predittiva e i sistemi ERP avanzati.
Un dato rilevante emerge con chiarezza: la componente ecologica è percepita come più concreta e tangibile rispetto a quella digitale. Gli impianti fotovoltaici, la gestione differenziata dei rifiuti, i cambiamenti negli impianti sono visibili. L’automazione è invece percepita come un processo più distante, spesso associato al rischio di sostituzione del lavoro umano.
2. Stato dell’adozione tecnologica nelle imprese italiane
Riguardo all’approccio alle tecnologie digitali avanzate, i dati del questionario mostrano la seguente distribuzione:
| Approccio alla digitalizzazione | % rispondenti |
| Tecnologie digitali di base già adottate, non avanzate | 21,9% |
| Necessità riconosciuta ma mancano conoscenze/fondi per tecnologie avanzate | 6,2% |
| Necessità riconosciuta, valutazione in corso delle tecnologie da adottare | 34,4% |
| Necessità riconosciuta, adozione già avviata | 31,3% |
| Nessuna necessità di tecnologie digitali | 6,2% |
Le tecnologie digitali avanzate già presenti negli ambienti di lavoro del campione italiano sono:
| Tecnologia digitale adottata | N. aziende (su campione) |
| Robotica (automazione dei processi produttivi) | 15 |
| Cloud computing (archiviazione ed elaborazione remota) | 14 |
| Intelligenza artificiale (machine learning, identificazione oggetti) | 9 |
| Dispositivi intelligenti e sensori IoT | 8 |
| Big data analytics e analisi predittive | 7 |
| Infrastruttura ad alta velocità | 7 |
| Blockchain | 0 |
3. Azioni di sostenibilità ambientale già in atto
In termini di sostenibilità ambientale, le azioni attivamente implementate negli ambienti di lavoro del campione sono:
| Azione di sostenibilità | N. rispondenti |
| Riciclaggio o riutilizzo di materiali | 19 |
| Risparmio energetico o fonti rinnovabili | 15 |
| Miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti | 14 |
| Riduzione del consumo di risorse naturali (es. acqua) | 13 |
| Coinvolgimento dei dipendenti nella governance aziendale | 9 |
| Valutazione dell’impatto dell’azienda sulla società | 9 |
| Sviluppo di prodotti o servizi sostenibili | 8 |
| Promozione di diversità e uguaglianza | 8 |
4. Ostacoli alla transizione gemellare: cosa dicono i lavoratori
I principali fattori che ostacolano la transizione verso la sostenibilità identificati dal campione italiano:
| Ostacolo alla sostenibilità | N. rispondenti |
| Mancanza di domanda da consumatori/clienti | 9 |
| Mancanza di consapevolezza su come integrare sostenibilità nel business | 9 |
| Mancanza di competenze, incluse quelle manageriali | 9 |
| Mancanza di risorse finanziarie | 8 |
| Mancanza di volontà da parte del management | 8 |
| Nessuno degli ostacoli citati | 6 |
| Non sarebbe redditizio | 4 |
| Non compatibile con il modello di business attuale | 3 |
Per quanto riguarda gli ostacoli specifici alla digitalizzazione:
| Ostacolo alla digitalizzazione | N. rispondenti |
| Resistenza interna al cambiamento | 8 |
| Mancanza di competenze, incluse quelle manageriali | 8 |
| Problemi di sicurezza informatica | 7 |
| Mancanza di risorse finanziarie | 4 |
| Ostacoli normativi | 4 |
| Incertezza sui futuri standard digitali | 3 |
| Mancanza di infrastrutture informatiche | 1 |
| Nessuno dei precedenti | 9 |
5. Disponibilità e atteggiamento dei lavoratori verso la transizione
I lavoratori italiani hanno valutato il proprio atteggiamento verso la transizione gemellare su una scala da 1 (molto negativo) a 5 (molto positivo). I risultati medi rivelano una posizione prevalentemente neutrale, con alcune sfumature significative:
| Affermazione | Punteggio medio (1-5) |
| Voglio implementare le azioni relative alla transizione gemellare | 3,38 |
| Mi sento sicuro che la mia azienda possa supportarmi nell’adattamento | 3,34 |
| Sono motivato ad attuare le azioni relative alla transizione gemellare | 3,29 |
| Le mie procedure di lavoro saranno più semplici | 3,10 |
| Le mie capacità lavorative miglioreranno | 3,16 |
| Le mie prestazioni lavorative saranno più efficienti | 3,06 |
| Mi sento adeguatamente preparato/formato per i cambiamenti | 3,17 |
| Mi sento sicuro di poter gestire le sfide che sorgeranno | 3,03 |
| La manodopera può essere sostituita dalle macchine | 2,80 |
| La mia posizione lavorativa può essere eliminata | 2,90 |
| Le mie condizioni di lavoro miglioreranno | 3,00 |
| Sono coinvolto nei processi decisionali relativi alla transizione | 2,79 |
| Le relazioni interpersonali sul mio posto di lavoro saranno migliori | 2,60 |
Il dato più alto riguarda la volontà di implementare la transizione (3,38): in Italia il pregiudizio non è verso la transizione in sé, ma verso la capacità di metterla in atto. Il punteggio più basso riguarda il coinvolgimento nei processi decisionali (2,79): un segnale chiaro che il dialogo e la partecipazione sono le aree più critiche su cui intervenire.
6. Competenze del futuro – cosa servà a un lavoratore metalmeccanico nel 2030?
Dalla discussione del focus group ICCM-MET emerge con chiarezza che l’adeguamento alle nuove esigenze richiede un piano formativo strutturato e continuativo in quattro aree:
- Competenze digitali di base e avanzate: Alfabetizzazione digitale; utilizzo di software gestionali, interfacce HMI, sistemi SCADA, sensori e piattaforme IoT.
- Conoscenze ambientali e green skills: Normative ambientali applicabili, principi dell’economia circolare, gestione dei rifiuti industriali, efficienza energetica e contributo agli obiettivi ESG aziendali.
- Sicurezza in contesti tecnologicamente evoluti: Aggiornamento dei protocolli in presenza di automazione spinta, robot collaborativi e nuove macchine digitali; gestione dei rischi nella coesistenza uomo-tecnologia.
- Soft skills e capacità trasversali: Comunicazione, problem solving, flessibilità cognitiva e lavoro in team interfunzionali.
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